Chiesa di S. Lorenzo

Il paese di Dimaro è ricco d’arte grazie alla presenza di edifici sacri di un certo pregio.

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Descrizione

Chiesa

Tra questi la Chiesa di S. Lorenzo che conserva un lacerto di pittura d’epoca carolingia e raffinati affreschi del tardo ‘400 ad opera dei Baschènis, famiglia itinerante di pittori del XV / XVI secolo. Nella chiesa si possono inoltre ammirare altari lignei barocchi, nonché una notevole tela raffigurante la Madonna col Bambino ed i Santi Sebastiano e Rocco.
La chiesa di San Lorenzo sorge sull’antica strada che da Dimaro porta a Carciato.
Citata per la prima volta in un documento del 1264, la chiesa ricompare nella documentazione scritta nel 1464 al termine della vertenza tra le comunità di Dimaro e di Carciato riguardante la fornitura dell’olio per l’illuminazione.
Nel 2009 l’edificio sacro è stato interessato da indagini archeologiche da parte della Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici della Provincia che hanno rilevato una sequenza di frequentazione antica, iniziata anteriormente al Mille e confermata da un lacerto di affresco ascrivibile all’inizio del IX secolo per le assonanze con le pitture murali carolinge che decorano la chiesa di San Benedetto a Malles, in Val Venosta. Il frammento fu reimpiegato come materiale da costruzione nella fabbrica tardo quattrocentesca.
Gli scavi, che hanno esaminato la navata, il presbiterio, la cappella meridionale e parte della sacrestia, hanno evidenziato un primo impiego dell’area di tipo cimiteriale. Al di sotto dell’attuale altare maggiore è stato individuato un muro che potrebbe costituire la delimitazione dell’antico cimitero, ascrivibile al VI sec. d.C.
Nel XIII secolo viene costruito il primo edificio di culto, a navata unica e terminante con due absidi, entrambe dotate di altare in muratura.
In seguito, la chiesa fu ricostruita verso la fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo con un drastico intervento di demolizione delle absidi precedenti e con la costruzione di quella odierna: la data “1516” incisa sulla chiave di volta testimonierebbe la conclusione dei lavori.
Nel cantiere vi operarono maestranze lombarde guidate da Adamo di Laino d’Intelvi, che edificò, insieme al presbiterio, già ultimato nel 1488, anche la navata e il campanile dal doppio ordine di bifore. Tra il 1957 e 1958 la chiesa fu nuovamente ampliata: alla struttura tardogotica fu addossato un nuovo corpo di fabbrica progettato da Ezio Miorelli. Il bel portale strombato tardo quattrocentesco in pietra bianca e rossa e incorniciato da una fascia rinascimentale fu rimontato sulla nuova facciata.
L’interno presenta un’aula voltata a botte suddivisa in cinque campate e un presbiterio pentagonale coperto da una volta a raggiera con nervature in pietra che poggiano su peducci. L’arco santo a sesto acuto è costituito da blocchi intervallati di calcare bianco e rosso. Sulla parete di destra dell’aula sta la cappella di Sant’Antonio da Padova, aperta da un arco a tutto sesto in pietra e coperta da una volta a crociera costolonata. Qui, grazie al recente restauro operato dalla Soprintendenza per i beni storico artistici, sono tornate alla luce superfici affrescate probabilmente di epoche diverse. Dei due Sant’Antonio abate visibili sulla parete di fondo, quello a destra è assegnabile alla fine del XV o agli inizi XVI secolo a un pittore che imita i Baschenis, ma di qualità decisamente inferiore. La figura a sinistra della volta e gli Evangelisti sono almeno di un secolo posteriori.
Nell’abside rimane parte del ciclo pittorico eseguito nel 1488 dai fratelli Giovanni e Battista Baschenis, pittori bergamaschi itineranti documentati tra il 1471 e il 1503.
L’altare maggiore in legno risale al XVII secolo ed è attribuito a Giandomenico Bezzi (1622-1698) e al figlio Domenico (doc. 1678-1719). Buona parte della decorazione plastica è stata trafugata nei furti del 1971 e del 1979. Il tabernacolo è opera di Giovanni Battista Ramus (1653 ca.). La pala d’altare raffigurante la Madonna in trono e i Santi Lorenzo e Giovanni Battista fu dipinta nel 1836 da Agostino Gosetti (1803-1854) di Mezzana. Completano la decorazione le pitture murali poste sopra l’arco santo e nell’aula eseguite tra il 1936 e il 1938 da Matteo Tevini (1869-1946) di Trento.
L’altare laterale sinistro è dedicato alla Madonna del Rosario e fu pagato nel 1642 a Giovanni Battista Ramus.

Modalità di accesso

L’accesso non presenta barriere architettoniche ed è ben segnalato

Indirizzo

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